giovedì 18 novembre 2021

Seven sisters - ovvero, oggi non ho fatto colazione







Quando arrivo a Trieste col treno delle 9:08, mi stiracchio sempre come Pasquale Ametrano, il personaggio dell'emigrante interpretato da Carlo Verdone in Bianco Rosso e Verdone, che guarda caso davano in televisione proprio ieri sera. E un po' mi viene da ridere.
Poi scendo e vado a mangiare. 
Macchiato e cornetto al cioccolato. Stamattina il treno ha ritardato di 8 minuti e quando sono arrivata al bar i cornetti non c'erano più. 

Finiti. Evaporati. Volatilizzati. Dileguati. Sire, dileguaronsi! Eh, proprio. 
C'erano rimasti solo quelli integrali con la marmellata ai frutti di bosco, e quelli vegani, che solo a sentire la parola mi è salita la depressione a millemila!
Alla fine, ho preso la treccia di sfoglia con la crema e la marmellata di amarene, ma ormai il guaio era fatto. Adesso ho solo voglia che questa giornata finisca. 
Però, prima che questa tegola mi cadesse sulla zucca, mi ero ricordata che non vi avevo ancora raccontato delle #SetteSorelle. 
Perchè io il libro l'ho letto, ma non ve lo avevo spiegato! 

Intanto, nozione preliminare: cosa sono le sette sorelle. 
Le sette sorelle sono le Pleiadi, un ammasso aperto visibile nella costellazione del Toro. Se non capite cosa si intende per ammasso aperto, andate a spulciare wikipedia. E' interessante!

Questo romanzo è il primo di una serie di 8 (perchè non 7. Lucinda prima di lasciarci aveva un grande disegno per noi. Non temete, genti!) ed è un miscuglio tra The Umbrella Academy e la mitologia greca. Non torviamo il maggiordomo scimpanzé e i poteri magici, ma sicuramente personaggi con un passato misterioso.
Infatti, ci sono 6 sorelle, e già è strano, ognuna delle quali porta il nome di una stella: Asterope, Elettra, Maia, Taigete, Celano e Alcyone! Merope (o Dryope o Aero), che sarebbe la settima, manca all'appello, ma questo è un altro discorso.

Sono state tutte adottate in tenerissima età da un padre facoltoso in diverse parti del mondo e alla sua morte cercano di scoprire le proprie origini. 
Il padre, che loro chiamano Pa Salt (anagramma di Atlas, Atlante, padre delle Pleiadi) infatti ha lasciato loro una sfera armillare, sulla quale trovare incise le coordinate del loro luogo di nascita.
 
La prima a partire alla ventura è la maggiore delle figlie, e la prima ad essere stata adottata: Maia. E' traduttrice di libri per mestiere ed è sempre vissuta accanto al padre nella grande villa sul lago di Ginevra, mentre le sue sorelle hanno preferito allontanarsi e costruire la propria vita altrove. 
E' nata in Brasile, e grazie alle coordinate scopre che la sua famiglia è molto facoltosa e possiede una grande villa a Rio de Janeiro. Ed è lì che fugge, quando un amore finito per motivi misteriosi e creduto perduto si rifà vivo.

A Rio fa la conoscenza di uno scrittore molto affascinante, per il quale lei traduce i romanzi, e inizia insieme a lui ad indagare, per scoprire chi sia sua madre e perchè l'abbia abbandonata.
 Scopriamo così che la villa è abitata da una anziana signora, di nome Beatriz, ultima rampolla di una famiglia nobile, alla quale non resta molto da vivere.

Grazie ad una corrispondenza che le viene consegnata di nascosto dalla fedele cameriera della donna, Maia apprende la storia della madre di Beatriz, Izabela, della quale Maia stessa è la copia perfetta!
Izabela infatti altri non è che la bisnonna di Maia (e quindi Beatriz è sua nonna!).

La ragazza proveniva da una famiglia di italiani emigrati in Brasile, che aveva fatto fortuna con le piantagioni di caffè, ed era stata data in moglie giovanissima a Gustavo, un nobile caduto in disgrazia e tutt'altro che prestante. 
Il padre di Izabela aspirava ad una scalata sociale: lui avrebbe messo il denaro e Gustavo e i suoi genitori il titolo!
Izabela, però, prima di acconsentire ad un'unione senza amore, con il benestare del futuro marito, era partita per un viaggio formativo in Europa, con un'amica e la sua famiglia. 
Il padre della sua amica era Heitor da Silva Costa, l'architetto che ha progettato il Redentore, perciò a Parigi, Izabela aveva fatto la conoscenza di Paul Landowsky, il famoso scultore, e del suo apprendista, Laurent.
 
Laurent e Izabela avevano intrecciato a poco a poco una relazione, complice una scultura di lei che Laurent aveva iniziato ad abbozzare. Purtoppo, Izabela sarebbe presto tornata a Rio per sposarsi e la loro unione non aveva futuro. 
Laurent, grazie a Landowsy era riuscito a raggiungerla, e con sotterfugi avevano potuto consumare il loro amore. Alla fine, complice un destino cinico e baro, non c'era comunque stato un lieto fine e Izabela era rimasta con Gustavo, dal quale aveva avuto Beatriz.

Dice: e Maia come si colloca? 
Maia conosce la storia fino in fondo, grazie alle lettere di Izabela, al contrario di sua nonna, a cui manca un passaggio ovvio, oltre che fondamentale e che io non vi dico, e viene a sapere da lei che sua madre era una donna problematica, che dopo il parto l'aveva abbandonata. 
I suoi nonni, Beatriz e il suo defunto marito, avevano provato ad adottarla, ma erano arrivati troppo tardi, perchè Pa Salt l'aveva già portata via. 

Alla fine, Maia, tornata a Ginevra, riconciliata con sè stessa, perchè conosce finalmente la sua origine, decide di raggiungere il suo nuovo amore, e insieme a lui andare alla ricerca di una persona, importante per la ragazza, alla quale la storia di Izabela l'ha fatta nuovamente pensare. 
Vi ricordate gli oscuri motivi?

In conclusione, ci ho trovato un po' di Titanic. Con un po' di Garcia Marquez e Mangia Prega Ama.
La rivisitazione del mito di Maia, l'intreccio con la storia del Cristo di Rio (e l'easter egg che le mani potrebbero essere di Izabela...sì, c'è anche quello), mi ha fatto temere che in ogni romanzo la nostra Lucinda abbia fatto lo stesso gioco. 
Per ogni sorella, ci saranno antenate toste vissute in epoche in cui le donne dovevano farsi valere? Perché, l'ho pensato dal primo momento: figurati se la bisnonna Izabela non si è ribellata alle convenzioni sociali! Che la nonna Beatriz sia figlia di Gustavo, non ci credo ma manco...ops...ve l'ho detto che la giornata è cominciata male. Baci!


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