sabato 27 marzo 2021
martedì 9 marzo 2021
Praticante si diventa - #memories
Se si parlasse solo di
quello che si sa, si starebbe molto spesso zitti. L’ho letto un mattino, sullo
schermo sospeso sul binario della metropolitana.
Come ogni santa
mattina, aspettavo il treno che dalla stazione termini doveva portarmi alla
fermata di Lepanto.
Come ogni santa mattina, era pieno di gente, e io mi sarei proiettata dentro l’ultima carrozza. Quella vuota,
nella quale avevo speranza di trovare posto a sedere.
Mi sarei “goduta” il
quarto d’ora del viaggio. Avrei messo le cuffiette, o letto una pagina di
libro, o ascoltato qualcuno dei musicisti improvvisati, che di tanto in tanto
saliva sul treno e allietava i passeggeri.
Poi finalmente sarei
arrivata a destinazione.
Avrei preso le scale, e
sarei uscita dal lato del tribunale civile, o della sezione lavoro o mobiliare
o quel che è, a seconda della cancelleria o dell’ufficio copie dove sarei
dovuta andare.
Ritirare copie,
richiedere. Fare la fila per entrare a depositare o ritirare atti di
controparte.
Ad una certa ora, ci
sarebbe scappato un caffè, o una colazione.
Dopo le 11 anche un
pezzo di pizza, aspettando alla fermata il bus che mi avrebbe riportato a
studio. Mi ricordo ancora quando al secondo anno di pratica, dopo 4 ore passate
ai pignoramenti lavoro, finalmente avevo passato gli atti, e tutta trionfante
ero uscita nel cortile con la bolletta in mano. Presa dall'entusiasmo, non avevo visto
il gradino ed ero andata giù lunga distesa. Mi ero sbucciata un ginocchio e la
mano sinistra, perché la destra non aveva mollato la presa nemmeno per parare
la caduta. Un pezzetto di carta che mi era costato ore di sonno era più
importante dell’integrità della mia faccia.
Degli avvocati di passaggio mi avevano raccolta e aiutata a rimettermi in piedi.
Quel giorno avevo
mangiato un pezzo di margherita al testo enorme. Con la bolletta in tasca e la
mano sinistra con un enorme livido sul palmo.
Arrivata, avrei
scaricato gli adempimenti con l’avvocato. Avrei sistemato nei fascicoli le
copie ritirate, avrei spillato le cartoline delle notifiche tornate, o quelle
delle raccomandate a/r.
Si sarebbe fatta l’una,
e avrei preso un altro bus, un’altra metro e sarei andata a mangiare un piatto
di pasta a casa, che mi avrebbe fatto venire la sonnolenza appena avessi
riguadagnato la metro nel senso contrario, per tornare a studio. Quando alle 4
lo statale staccava, il praticante ricominciava a lavorare.
Fotocopie da fare,
fascicoli da preparare, note d’iscrizione a ruolo, la posta per il giorno dopo.
Se non si andava in
tribunale, si andava all’ufficio postale. O al giudice di pace.
Qualche volta al tar col
2 da piazzale Flaminio. Il tram è meglio del bus e della metro.
Altre volte la
trasferta. Civitavecchia, Perugia, che si stava più ad andare che a fare.
Latina. A Latina il
giorno di santa Maria Goretti, che la procura apriva alle 11 ma di santo
patrono no. Meno male che l’impiegato s’era mosso a compassione perché il
termine era in scadenza…Che vita complicata…
Ogni tanto una telefonata. L’avvocato è impegnato sull’altra linea. O un cliente che bussava alla porta.
Così fino alle 7:30.
Arrivederci, Avvocato.
Prendi un altro bus, prendi un'altra metro. Torna a casa. Mangia. Vai a dormire.
Domani lo rifacciamo.
Come ogni santa
mattina.
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